Intervista a Silvia Sponza

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Sono un’illustratrice che vive a Milano da più di vent’anni.
Lavoro principalmente nell’editoria per l’infanzia, ma adoro anche disegnare palazzi e cibo.

Quando hai capito che l’illustrazione era la tua professione?

Ho capito che in qualche modo nella vita avrei avuto a che fare con il disegno abbastanza presto, infatti ho scelto di frequentare il liceo artistico. Ma è stato solo quando ho iniziato ad informarmi sulle possibilità di studio post diploma che ho capito che la mia scelta sarebbe stata l’illustrazione. Fra le varie scuole che ho visitato sono capitata nella sezione illustrazione della mostra allestita all’Istituto Europeo di Design di Milano e si è accesa la lampadina nella mia testa: ricordo di aver pensato “Sì! È questo che voglio fare!”

Il tuo linguaggio visivo è molto particolare, quali sono le tecniche e gli strumenti che usi quando disegni?

Lavoro principalmente in digitale, usando Photoshop sia per gli schizzi iniziali, sia per la colorazione.
Però mi piace sempre disegnare su carta, specialmente quando voglio ragionare sulla caratterizzazione di un personaggio. Sto anche riprendendo ad usare le tecniche di colorazione tradizionali, in particolare le matite colorate, perché spero di riuscire ad aggiungere una sezione nuova al mio portfolio.

Cosa pensi del tuo futuro da illustratrice?

Spero di illustrare tanti libri, giochi, riviste con soddisfazione e di non perdere mai l’entusiasmo per questo lavoro.

Perché illustrazione per bambini?

Perché è un mercato molto vasto e stimolante: può capitare di dover realizzare illustrazioni buffe, oppure d’atmosfera e magiche, disegnare ogni tipo di persona e professione, tutti gli animali esistenti e quelli immaginari…insomma, le sfide non mancano!

Secondo te, in che modo un buon libro illustrato può aiutare un bambino o una famiglia?

Lavorando molto per le pubblicazioni dedicate alle scuole materne ed elementari mi capita spesso di realizzare illustrazioni che aiutino il bambino a comprendere concetti e nozioni.
Sono convinta però che un libro possa essere utile anche se ha il solo scopo di intrattenere e divertire, senza necessariamente avere una morale o istruire. Può diventare un momento di condivisione fra genitori e figli anche solo per sorridere e una pausa in solitudine per il bambino per fantasticare a qualsiasi età.

La giusta ricetta per una illustrazione efficace.

Non penso esista una ricetta valida per tutte le situazioni possibili. Credo che sia sempre importante centrare lo spirito della storia o le esigenze del testo che si illustra, trovando una composizione equilibrata nello spazio che si ha a disposizione. Tutto quello che succede dopo però varia a seconda del gusto e della sensibilità propri dell’illustratore e quello che funziona per uno può non funzionare per l’altro.

In questi anni, chi ti ha supportato e creduto nel lavoro che fai?

Sono una persona molto fortunata: la mia famiglia mi ha sostenuta e incoraggiata a seguire gli studi che preferivo, il mio compagno sopporta i periodi di lavoro intenso
senza lamentele e i miei amici e colleghi ascoltano con pazienza le mie insicurezze professionali, incoraggiandomi.

Se fossi libera da ogni vincolo… Cosa ti piacerebbe illustrare?

In questo momento mi piacerebbe molto illustrare un libro di ricette per bambini, oppure un libro su mappe e monumenti.

Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo dell’illustrazione?

Ammiro il lavoro di molti illustratori ed è difficilissimo scegliere solo pochi nomi. In questo momento direi Amandine Più, Frédéric Pillot, Oliver Jeffers, Riccardo Guasco, Maya Hanish, Steve Simpson, Simone Massoni…ma ne aggiungerei ancora tanti altri!

Il consiglio più utile che hai ricevuto.

Più che un consiglio è stata un’osservazione che un art director ha fatto durante uno dei primissimi colloqui che ho sostenuto per un progetto di editoria scolastica. Ha guardato tutte le mie illustrazioni e dopo una pausa ha esclamato “Lo sa vero che non ha nemmeno un bambino nel portfolio? Come faccio a sapere se è adatta al lavoro?”
Ecco, in quel momento ho realizzato che mi proponevo per dei progetti senza ragionare sui requisiti necessari. Ovviamente non ho ottenuto il lavoro, ma mi sono presa del tempo per realizzare delle illustrazioni mirate e da allora mi documento sempre prima di contattare dei potenziali clienti.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare quest’avventura?

Avere fiducia nelle proprie capacità e nel proprio lavoro, ma anche l’umiltà di accettare critiche e suggerimenti. Guardare il lavoro degli altri illustratori professionisti e cercare di capire il motivo per cui le loro illustrazioni funzionano nel mercato. Però senza cedere alla tentazione di copiarli, perché trovo sia importante avere rispetto del lavoro degli altri e il rispetto di se stessi.

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