So-stare nel tempo con nostro figlio

È pomeriggio

Qualche giorno fa ho proposto a mio figlio, che ha già un anno, un’attività con la farina di semola. Non sempre gli propongo qualcosa da fare al pomeriggio dopo il pisolino pomeridiano, a volte lo lascio giocare a piacimento con i suoi giocattoli.

Era una giornata come tante altre e al risveglio dal suo riposino pomeridiano, dopo aver fatto merenda, ci siamo messi a giocare con la farina! Che meraviglia!

L’attività nella routine

In un primo momento ho posto la farina su di una lavagna luminosa fai da te, ma probabilmente, per via della sua età,  il suo interesse è scemato dopo poco.

Ho deciso allora di trasferire tutta la farina all’interno della scatola trasparente e gli ho fornito qualche attrezzo per fare il gioco dei travasi con la farina: un contenitore, un setaccio, un imbuto e un cucchiaino. Osservando i suoi occhi e i suoi movimenti ho percepito che il gioco, per lui, si faceva più interessante, stava rispondendo ad un suo bisogno, quello di sperimentare.

Così ho pensato che sarebbe stato bello immergersi appieno nell’attività, ho preso una scatola trasparente ancora più grande e ho inserito tutto il materiale e anche mio figlio all’interno della scatola. Ora, davvero, avevo risposto al suo bisogno! C’era pace e silenzio, lo osservavo manipolare la farina, cospargersi i piedi, come se già sapesse quanto è deliziosa la sensazione della sabbia sotto ai piedi. Era incantato a guardare la farina scorrere via dalle mie mani e l’ammirava cadere, come la neve, da sotto al setaccio.

Non pensiate che di minuti ne siano passati molti, forse una quindicina di minuti, mezz’ora dall’inizio dell’attività. Però è stato un quarto d’ora intenso, ricco di sguardi, di scoperte e di sensazioni.

Turbinio di emozioni

All’improvviso sopraggiunge il presente e un velo di malinconia copre il mio volto, penso che probabilmente quest’anno non potremo andare al mare, sarebbero state le sue prime vacanze  “da grande”. Penso che non potremo infilare i piedi nella sabbia e toccare l’acqua, assaggiarla e leggere il libro sotto l’ombrellone. Sono triste ma allo stesso tempo contenta che lui abbia in qualche modo sperimentato quella sensazione.

La farina, che ormai per me era diventata sabbia, ritorna nella piccola scatola con setaccio, imbuto e cucchiaio. Mio figlio solleva la scatola, con il mio aiuto,  e se la pone proprio all’altezza dei suoi occhi. D’istinto sto per dirgli:  “Posiamo la scatola”, per paura che tutto il contenuto all’interno fuoriesca, mi fermo, lui ha visto qualcosa…

Mi accorgo che il suo sguardo guardava attraverso la scatola, che in trasparenza mostrava cosa c’era all’interno. Così decido di osservare anch’io… E di nuovo mi si ripropone il mare, la sabbia e questa volta setaccio, paletta e secchiello al posto del cucchiaino e dell’imbuto. Ho provato gratitudine verso mio figlio, per avermi fatto vedere ciò che a me era sfuggito e di avermi fatto osservare il mondo con gli occhi di un bambino.

Questo episodio mi ha fatto riflettere: siamo tutti tanto presi dalla frenesia di fare, che difficilmente ci soffermiamo a osservare. Il tempo scorre via, anche ora, chiusi nelle nostre case, il tempo sembra non bastare mai.

Per questo sono certa che, se ci affidassimo ai bambini più spesso, se li osservassimo giocare, se gli permettessimo di avere dei momenti “morti” in cui poter conoscere con i loro tempi l’ambiente che li circonda, ci stupiranno. A volte lasciamoci guidare da loro e stiamo nel momento, sostiamo.

Prendiamoci del tempo “per esplorare le pozzanghere e per osservare le formiche che vanno e vengono in fila. Tempo per ragionarci sopra insieme: perché l’acqua sparisce dalle pozze? Come fanno le formiche a riconoscere la strada? E quando vanno sotto terra che cosa fanno?… Va previsto il tempo per guardare fuori dalle finestre […] per osservare insieme il mondo circostante. […] Ci vuole anche tempo per correre e galoppare, ma non con l’obiettivo di vincere una gara […]. Tempo per correre e galoppare per il gusto di farlo qui e ora.

(Slow school Pedagogia del quotidiano, Penny Ritscher, 2019)

 

 

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