La mia più grande passione è l’illustrazione: Daniela Pareschi

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Il mio percorso professionale nasce nell’ambito scenografico, teatrale e televisivo ma soprattutto cinematografico.

Qualche anno fa ho deciso di lasciare il lavoro che ho amato per circa 20’anni, per seguire la mia ancora più grande passione, cioè il disegno, la pittura, ed in particolare l’illustrazione.

Nel 2016 ho avuto l’onore di vincere il concorso del calendario della Citta’ del Sole, che mi ha dato tanto. Ho pubblicato diversi libri illustrati e disegnato per varie testate, riviste e istituzioni. e…meraviglia delle meraviglie quest’anno le mie illustrazioni sono state selezionate alla prestigiosa esposizione di Bolognachildren’sbookfair!

Quando hai capito che l’illustrazione era la tua professione? 

Disegno da sempre,almeno da quando ne ho memoria. Nel mio lavoro da scenografa, ho sempre utilizzato il disegno per comunicare e rappresentare delle suggestioni, ma ovviamente i codici espressivi che dovevo usare, erano più legati alla comprensione immediata di una scena o di una costruzione, dunque direzionati ad una lettura un po meno espressiva e simbolica e diciamo più’ legati alla realtà.

In ogni caso, i miei riferimenti estetici hanno sempre attinto sia alla pittura che all’illustrazione.

Il tuo linguaggio visivo è molto particolare, quali sono le tecniche e gli strumenti che usi quando disegni?

Generalmente parto da un disegno a matita, per poi passare alla pittura con acrilico e matite. Successivamente, dopo aver sacannerizzato il disegno, uso programmi come photoshop per aumentare i contrasti se serve, e modificare o completare particolari a secondo delle necessità. Negli anni ho imparato (da autodidatta) ad usare la tavoletta grafica con cui a volte creo disegni completamente digitali, utili soprattutto se il lavoro deve essere più grafico che pittorico, ma onestamente preferisco partire da un’originale, Il supporto digitale, però è utile e direi fondamentale per impaginare e confezionare le immagini, e visto che parliamo spesso di libri con testo e disegno, questo mi consente di essere autonoma nel decidere l’equilibrio dell’immagine all’interno di una pagina.

Cosa pensi del tuo futuro da illustratrice?

Che domanda difficile… certo spero di aver la possibilità di poter sviluppare progetti che mi appassionano e stimolano, ma lascio aperta la porta a qualsiasi applicazione creativa…l’illustrazione è tante cose, può essere un libro, come una locandina, un progetto grafico di una mostra o il disegno di una carta da parati..

Nel tuo lavoro hai avuto modo di stringere collaborazioni particolari? 

Ho collaborato con diversi autori e professionisti vari;  fortunatamente sino ad ora è sempre stata un’esperienza positiva, sarà che sono così’ felice di  rendere lavoro la mia professione, che mi sembra sempre tutto positivo…per ora è così.

Perché illustrazione per bambini?

Non è tanto il fatto che sia per bambini,  ma che sia illustrazione.

Modificherei la domanda:” perché l’illustrazione ?”

Perché mi piace il racconto per immagini e perché rispetto alla pittura, l’illustrazione è più’ fruibile, intimorisce di meno. Spesso davanti ad un quadro molti presumono di doverne capire per forza il significato,  questo crea una distanza e a volte una frustrazione, mentre davanti ad un’illustrazione per molti, è più’ facile interpretare e lasciarsi andare alle sensazioni che il disegno comunica, come se si sentissero più’ a loro agio. Adoro questo linguaggio perché ti avvicina alle persone e certo, anche ai bambini.

Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo dell’illustrazione? A chi ti ispiri?

Nella pittura adoro Felice Casorati, Balthus e Spillaert.

Nell’illustrazione sono tanti che seguo e amo, Shaun Tan, Michael Sowa,Gabriel Pacheco, Maurizio Quarello e tanti altri. L’illustrazione oggi è ad un livello molto alto e credo molti siano d’accordo con me.

Secondo te, in che modo un buon libro illustrato può aiutare un bambino o una famiglia?

Perché le immagini sono delle suggestioni dove ognuno puo’ trovare un significato diverso, con le immagini si possono comunicare ed amplificare le emozioni, possono aiutare a raccontare in modo metaforico e meno diretto cose ed argomenti altrimenti difficili da affrontare.

Descrivici il tuo stile.

Eh.. ancora ne ho di strada da fare, ma ciò che credo caratterizzi il  mio modo di rappresentare la realtà, sia  un’impronta figurativa di base, dove il segno impreciso e pesante restituisce un’impressione di immediatezza più personale. Nei miei disegni i colori sono forti, ma sempre sottotono, più terrosi che luminosi. La cosa che credo si riconosca di più’ nei miei lavori, al di la’ dello “stile” propriamente pittorico e tecnico, è la nota ironica, a volte cinica, che consente di dare più letture a quel soggetto.

La giusta ricetta per una illustrazione efficace.

Credo che ognuno abbia una sua ricetta, ma metterci la testa, chiedersi il perché di ogni segno, posizione, inquadratura…tutto ha a che fare con una scelta.

In questi anni, chi ti ha supportato e creduto nel lavoro che fai?

Umanamente, in assoluto, la mia famiglia, che ha creduto nella mia scelta senza mai dare giudizi anche quando le cose non erano così limpide e chiare.

Un paio di amici sono stai fondamentali nel sostenermi nei momenti più’ bui.

Professionalmente, ho trovato due editori (Lantana e il Barbagianni ) che hanno creduto nelle mie capacità, prima di altri..gli devo molto, perché mi hanno dato la possibilità di crederci assieme a loro.

Se fossi libera da ogni vincolo… Cosa ti piacerebbe illustrare?

Adoro le storie un po malinconiche, le trovo vicine al mio modo di essere, sarà perché sono nata a Ferrara e li con la nebbia e quel cielo plumbeo, la malinconia/allegra è di casa. Poi per il resto, tutto, ogni cosa se trovata la chiave giusta per rappresentarla diventa interessante.

Il consiglio più utile che hai ricevuto.

Ascoltare le critiche sforzandosi di non  esserne troppo feriti, facendone tesoro.

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare quest’avventura?

Sarebbero tanti, ma ne scelgo 3:

1- La perseveranza e la costanza, prima o poi premia, se non fosse altro per il fatto che a forza di fare, si migliora e prima o poi qualcosa succede, “Resilienza”!

2-Darsi delle scadenze per evitare di procrastinare all’infinito i progetti. I concorsi sono l’ideale per questo.

3-Seguire i corsi che propongono illustratori, anche workshop, spazi dove si è concentrati sul disegno e dove si ha l’occasione di parlare e confrontarsi con persone che hanno esperienza in questo mondo. Serve molto perché si capisce che gli ostacoli sono comuni a molti e si ha la prova che  si possono superare.

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