Le parole che calmano

 

I nostri bambini possono vivere momenti di ansia e reagire agli accadimenti quotidiani, alle percezioni dell’ambiente circostante e ai sentito dire con un livello di preoccupazione che gli adulti potrebbero non saper gestire. Spesso, la preoccupazione che investe gli adulti verso lo stato emotivo amplificato nel comportamento dei loro bambini, induce inconsapevolmente ad un aumento della stessa emozione disturbante.

Esistono alcuni modi per ovviare all’ansia infantile da una parte e a gestire l’ansia adulta  “a specchio” che ne risulta.

Questo che segue è un elenco di frasi-tipo orientativo e pertinente l’area comportamentale ed educativa naturalmente, pertanto tutti possono adottarlo con i bambini già capaci di parlare.

ricordiamo, inoltre, che

L’empatia, in una interazione genitore-bambino di questo tenore, è la colonna sonora!

Nel momento in cui un bambino riesce a verbalizzare il proprio stato di preoccupazione e dichiara di avvertire la paura, la frase di soccorso è “sono qui, sei al sicuro”, abbracciandolo con dolcezza. A questo punto è bene accompagnarlo in un luogo per lui sicuro, magari nella sua stanza, nel suo porto sicuro, all’interno del quale la frase “parliamone” da’ la possibilità al bambino di prendere il suo tempo ed essere ascoltato senza interruzioni e di ricevere altre risposte, semmai, in occasione di ulteriori sua domande. I tempi per l’elaborazione e la scelta delle parole dei piccoli sono individuali e importanti al fine di gestire lo stato d’ansia e di ridimensionarlo al senso di realtà, proprio in quella contingenza fatta di sicurezza affettiva e di accoglienza.

“Quanto è grande la tua preoccupazione?”, “Puoi disegnarla?” sono frasi che intendono non solo una risposta  descrittiva verbale, ma tratteggiata, disegnata e riportata fuori dal sé preoccupato ed impaurito su un foglio, al fine di dare alla preoccupazione o alla paura una misura. La descrizione che ne viene fuori servirà a dare un nome alle caratteristiche emotive vissute e a padroneggiarle meglio quando accadranno la volta successiva.

Può accadere che l’ansia sia generata da una storia che termina secondo un finale “scomodo” e spiacevole che non da spazio al piccolo ascoltatore di comprendere in effetti ciò che è emotivamente prorompente in lui. A questo punto, “cambiamo il finale della storia?” è il rimedio per immaginare un finale lasciato in sospeso e al quale ora il bambino, se vuole, affiderà nuovi panorami, più semplici ed in linea con il suo sentire.

“Cos’altro conosci del …” ed i puntini di sospensione sono lì per essere sostituiti dall’oggetto che crea ansia, sia esso un fenomeno meteorologico come un temporale, sia esso un animale, sia l’ascensore o un sentimento sovrastante e sconosciuto. L’adulto, quindi, fornirà le informazioni che rendono l’oggetto più maneggevole e meno gigantesco ed indomabile alla percezione “bambina” spiegando la funzione propria dell’oggetto che genera paura. Ad esempio, spiegare il perché il temporale è rumoroso e che ha un inizio, un picco ed una fine, oppure parlare della costruzione degli ascensori e della funzione che hanno verso  le persone anziane come i nonni o per accorciare i tempi e avvicinare le persone più velocemente.

Quali altri modi preferisci per calmarti? Cosa posso fare io per te? Ciò che il bambino dirà consisterà nel bagaglio di strategie che verranno adottate durante la giornata anche nel momento di calma evidente.

Il senso di sicurezza attecchisce e la ritualità che porta alla calma diventa abitudinaria.

Quando l’ansia o la paura torneranno a preoccupare il bambino, che dirà “ho paura di …”, frasi quali “hai  paura, ma tu sei al sicuro” , “hai paura, ma hai un piano per stare meglio” saranno centrate sul migliore risultato, perché ricondurranno alle strategie già apprese per stare meglio.

Per concludere, è importante che l’ansia non si impadronisca dell’adulto che, senza intenzione consapevole, potrebbe “rimbalzare” il proprio stato d’animo al figlio. Pertanto, anche durante il picco di una crisi di ansia durante la quale non sembra intravedersi una conclusione, affermare “questo sentimento passerà!” con tenera determinazione, farà intravedere l’arresto della curva di crescita della preoccupazione e l’inizio della decrescita, fase in cui le strategie di recupero della serenità saranno gli obiettivi più pertinenti.

 

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