Lo spazio vitale, il teatro ed il bambino

Tra i bisogni fondamentali di una crescita sana per i bambini c’è il movimento spontaneo e intenzionale del proprio corpo. Quando il nostro bambino individua se stesso come un soggetto diverso e staccato da quello della mamma, significa che sta cominciando il periodo della differenziazione di sé come unità corporea e come agglomerato psichico. Il bambino percepisce  gli oggetti come animati da una vita propria distaccata dai suoi sensi ed è affascinato dalle loro proprietà fisiche che in tal modo comincia a manipolare. Nei  mesi successivi al primo anno di vita il bambino è impegnato nell’attività esplorativa ed entro il secondo anno egli diventerà il protagonista di un mondo immaginario in cui è capace di riprodurre la routine secondo un canovaccio fantasioso fatto della rappresentazione della stessa realtà e della riproduzione dei ruoli familiari. È importante porre l’attenzione a questo stadio evolutivo che impegna il bambino a costruire se stesso in relazione al mondo. Tutti i bambini hanno una spinta vitale che va assecondata e guidata. Non è mai una buona idea reprimerla senza conoscerne le potenziali direzioni che potrebbe prendere. Vale a dire, il bambino deve essere libero di esprimere il proprio movimento perché questo è indicativo della sua possibilità di gioire, di amare e di occupare il proprio spazio vitale.

Ghezzani (2014) da parte sua ci ricorda che evolviamo secondo cicli di vita che si alternano sin dalla nascita. Il primo è definito dal passaggio dalla vita intrauterina a quella neonatale, periodo che si conclude con lo svezzamento: i due corpi della madre e del bambino si allontanano. A due/tre anni di vita assistiamo nel bambino all’esplosione di un’intensa e ricca arborizzazione sinaptica (le cellule del cervello aumentano) che lo spinge ad essere più consapevole, più curioso e più reattivo in modo rapido. A fronte di ciò le risposte devono essere quanto più coerenti e congrue, altrimenti la spinta vitale del bambino troverà sicuramente altre strade per esprimersi (non necessariamente negative in sé, ma complesse). In ciò possono rientrare comportamenti, più o meno evidenti, che meritano attenzione, prima fra tutte, di genere pedagogico. Il cambiamento di cui il bambino è protagonista è il prodotto non solo biologico in risposta ad un ambiente stimolante, ma è altresì determinato dall’impulso vitale che ci appartiene indipendentemente dai nostri genitori.

In sintesi, il bambino deve muoversi per definire se stesso, per esprimere il suo bisogno di vita e delineare il proprio spazio vitale.

Egli può farlo in un ambiente di caregivers accoglienti e consapevoli di ciò che sta avvenendo in lui e quindi, il suo cambiamento costante e irreprimibile, il suo lavoro silente o chiassoso, evidente o impercettibile, leggibile o interpretabile, ma comunque libero di esprimersi.

Prendere a cuore l’educazione al movimento è un lavoro di prevenzione, a pensarci bene, a tutto ciò che di patologico spesso si affibbia ai bambini non sufficientemente stimolati.

A tale riguardo l’educazione teatrale può arrivare in nostro soccorso. Il teatro è una cosa seria e va considerata tale. Ma i bambini piccoli che c’entrano con il teatro?

I bambini sotto i 36 mesi di vita possono essere i protagonisti della loro crescita consapevole. Hanno la capacità, in verità, di operare con il proprio corpo, attraverso il movimento -sia spontaneo sia intenzionale- usando il gioco simbolico nella ricerca della propria identità emergente.

In che modo ciò può avvenire? Interpretando le cose, le emozioni e gli spunti di storie che li coinvolgono all’interno di spazi laboratoriali teatrali fatti a loro misura e in compresenza delle educatrici di infanzia. Il pensiero simbolico (Piaget, Vigotsky, Winnicot) osservato nel suo agire, dimostra di quanta pienezza espressiva è capace la personalità nascente del bambino.

Un esempio da prendere in considerazione è il lavoro di Roberto Frabetti (“La Baracca” – Testoni Ragazzi, Bologna) che fa teatro con i piccolissimi. Con loro ha instaurato dapprincipio un rapporto classico di attore-spettatore. Successivamente ha osservato nei piccoli spettatori una particolare propensione ad esprimere i contenuti e le emozioni attraverso una corporeità genuina e naturale.

Da adulti, infatti, siamo molto più avvezzi all’uso di strumenti e mezzi di apprendimento per lo più cognitivi, basati sul “verbale” e sul ragionamento astratto. Il bambino piccolo, invece, è abile nell’esprimere il suo verbale embrionale attraverso il movimento del proprio corpo. La mancanza del pensiero logico gioca a suo favore perché gli permette di usare un alfabeto fatto di gesti attraverso l’uso del quale parla ed interpreta muovendo il corpo, generando spazi attorno a sé, misurandoli e definendo se stesso.  L’ esperimento teatrale fa emergere potenti generatori di empatia, i bambini in movimento, che da grandi useranno questa competenza nel relazionarsi agli altri anche prima del tempo stabilito.

Il bambino sotto i 3 anni è realmente capace di usare il proprio corpo come strumento di espressione simbolica ed è su questo assunto che chi ha cura di lui deve e può far leva anche in un’ottica di prevenzione dei disagi nella sfera del linguaggio, dell’apprendimento e dell’interazione con i pari.

L’esperienza teatrale con i bambini piccoli insegna che il bimbo al di sotto dei 36 mesi, quando è coinvolto in un laboratorio teatrale, si muove attraverso scarabocchi gestuali sfruttando e maturando un alfabeto che gli consentirà di leggere il mondo e di interpretarlo con il proprio corpo e con il proprio movimento. Tale conquista si affiancherà come competenza motoria, ad integrazione dei livelli di verbalizzazioni presenti e futuri (movimento del corpo – rappresentazione simbolica di un moto interiore o di una storia – migliore verbalizzazione dell’azione appena agita attraverso l’emozione che l’accompagna, educazione emotiva).

Il primo evidente risultato è l’acquisizione della maturità spazio-temporale che porta alla presa di coscienza di sé e alla costruzione della propria identità nascente. Un’opportunità, il teatro per i piccini, dalla quale i luoghi (nidi, scuole, famiglie) deputati allo sviluppo psicofisico dei bambini non possono prescindere.

Provare per credere!

 

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