Un cane nero per affrontare la paura – Levi Pinfold 

CANE NERO Levi Pinfold

UN CANE NERO PER AFFRONTARE LA PAURA

Un giorno un cane nero fece visita alla famiglia Hope. Il signor Hope fu il primo a vederlo…

Così inizia un libro che secondo me potrebbe essere considerato un piccolo bigino della paura da come questa nasce, cresce a come può essere affrontata al meglio.

Appena il signor Hope vide il cane nero, questo iniziò a diventare grande come una tigre, come un elefante, come un T-Rex,… in un crescendo di timore che portò l’intera famiglia Hope a nascondersi e barricarsi in casa per far fronte all’enorme cane nero.

Il cane diventava sempre più grande mano a mano che i vari familiari lo vedevano fuori dalla finestra fino a che Small, la più piccola di casa, non decise di affrontarlo. Uscì fuori, contro il parere dei genitori terrorizzati e guardinghi, e iniziò a giocare con lui facendosi rincorrere nel bosco, sul fiume, nel parco,… piano piano il cane nero tornò ad assumere le dimensioni originali riuscendo ad entrare in casa attraverso la gattaiola. La famiglia Hope stupita si congratulò con la piccola Small, che, seppur piccola ed indifesa, aveva mostrato tutto il suo coraggio affrontando il cane e rendendolo meno spaventoso.

Il processo menatale della paura è, di fatto, proprio questo: da un primo pensiero spaventoso parte una catena di eventi mentali che si susseguono l’un l’altro ingigantendo e catastrofizzando il pensiero iniziale. Questo processo fa sì che l’emozione paurosa diventi talmente grande che affrontarla diventa impossibile.

I nostri pensieri ci portano a fonderci con la nostra paura, non riuscendo più a vederla e percepirla con lucidità, ma deformandola e rendendola sempre più spaventosa. Solo attraverso la defusione e l’allontanamento dallo stimolo iniziale è possibile far fronte a tale sentimento affrontandolo. Fondersi e defondersi è comprensibile se pensiamo, per esempio, di avvicinare un foglio scritto di fronte ai nostri occhi, la lettura sarà molto difficile, se non impossibile, solo allontanando il foglio e ponendolo ad una distanza più adatta sarà possibile leggere quanto vi è scritto.

Per defondersi spesso è necessario introdurre una variabile, proprio come succede nel libro, quando la piccola Hope con la sua spensieratezza corre e si fa rincorrere dal cane cantandogli delle canzoncine che sdrammatizzano e alleggeriscono l’enormità del cane. Questo meccanismo risulta spesso efficace per riuscire a gestire la paura, sdrammatizzare riduce la stimolo pauroso, lo rende più affrontabile, più gestibile, riduce tutta quell’importanza che attraverso l’eccesso di pensieri gli abbiamo attribuito.

Small Hope, Piccola Speranza… Uno degli aspetti più significativi, che tendiamo però a trascurare, è la necessità di avere una motivazione ed un’intenzionalità nel voler affrontare i nostri timori, per non chiudersi in passività e non lasciarsi sopraffare da essa, nascondendosi sotto le coperte. Credere di avere una possibilità di farcela è essenziale e nessun altro può farcela se non noi stessi!

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