Musica e bambini: un piacere che non deve mancare mai!

La musica: un’arte che non ha confini e che ci accompagna dagli albori della nostra storia, un potente strumento di comunicazione non verbale parte integrante di ogni cultura che accomuna tutti i popoli della Terra, innato in ognuno di noi, universale.

Il suono rappresenta un canale di comunicazione estremamente efficace, che offre moltissimi stimoli e aiuta a sviluppare ed affinare molteplici abilità fondamentali per un percorso di crescita.
È per questo motivo che sempre più, oggi, si pone attenzione a far rientrare la musica tra gli apprendimenti basiliari fin dalla più tenera età, utilizzandola anche per intervenire a livello riabilitativo e terapeutico.

Oggi sappiamo che l’intelligenza musicale rientra in uno dei molteplici tipi di intelligenze individuate dallo studioso e psicologo Howard Gardner e che essa, come gli altri tipi di intelligenza (Gardner ne individua sette: intelligenza linguistica, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestesica, interpersonale, intrapersonale e, appunto, musicale), può essere stimolata fin dai primi mesi di vita di un bambino, ed anzi, ancor prima, da quando il piccolo si trova ancora nella pancia della mamma.

Un ruolo fondamentale, quello della musica proposta ai bambini, che ha una grande importanza per lo sviluppo del cervello, e non soltanto perché permette di favorire la creatività, ma anche perché consente di utilizzare entrambi gli emisferi cerebrali, sia il destro (sede delle emozioni e che è la parte con cui si riconoscono ed eseguono melodie) sia il sinistro (che controlla i processi logici e che elabora la composizione, il linguaggio musicale, la scrittura e l’esecuzione) e di conseguenza stimolare abilità quali la formulazione del ragionamento astratto e competenze linguistiche e matematiche.

La musica, inoltre, può favorire la capacità del bambino ad esprimere le proprie emozioni ed aiutarlo a padroneggiarle e gestirle.

I giochi o libri musicali che possono essere proposti ai bambini fin dalla più tenera età, quindi, non andrebbero considerati unicamente come un semplice intrattenimento per il piccolo, ma un vero e proprio strumento educativo e di crescita che può stimolarlo a livello uditivo, visivo, tattile, motorio ed emozionale.
Regalare e proporre ad un bambino giochi musicali, quindi, vuol dire dargli la possibilità di sviluppare il suo sistema percettivo, la sua crescita emotiva e il suo patrimonio espressivo.
Far avvicinare i bambini a un linguaggio musicale nei primi mesi di vita per mezzo del gioco, ed anzi introdurli all’ascolto già durante la gravidanza (è stato infatti accertato che il piccolo, alla sedicesima settimana, percepisce e risponde agli stimoli sonori con il movimento delle labbra e, una volta nato, riconosce la musica che la mamma ascoltava o cantava durante la gravidanza) permette di sviluppare il “pensiero musicale” e, attraverso il ritmo, facilitare anche lo sviluppo del movimento e del coordinamento corporeo.

Anche se i bambini più piccoli non sono in grado di esprimere la musica come gli adulti, se avvicinati l’ascolto, al canto o all’utilizzo di giochi musicali, possono iniziare a sviluppare quel potenziale che sarà poi loro utile per imparare ad apprezzare ed eseguire la musica.

Durante il primo anno di vita possiamo già proporre ai più piccoli giocattoli che li stimolino ad avvicinarsi al mondo dei suoni e del ritmo (sonagli, ad esempio, ed anche xilofoni), per poi passare, quando saranno più grandicelli, a tutti quegli strumenti musicali giocattolo che potranno aiutarlo nella coordinazione, ad esprimere emozioni ed anche ad affinare la precisione dei movimenti, quali ad esempio chitarre, tamburelli, flauti, tamburi, maracas, armoniche, tastiere, fisarmoniche, pianoforti, violini, sassofoni e trombe.
Proprio per la sua importante valenza quale strumento di comunicazione non verbale, la musica viene utilizzata anche per trarre benefici a livello relazionale ed anche per intervenire in situazioni di necessità educative, fisiche, mentali, cognitive ed emozionali, sia nell’infanzia che nell’età adulta.

La musicoterapia, infatti, rappresenta un valido strumento preventivo, riabilitativo e terapeutico soprattutto nell’ambito della neurologia e nella psichiatria, e nello specifico nell’autismo, nel ritardo mentale, nelle disabilità motorie, nel morbo di Alzheimer, nei disturbi dell’umore, nelle psicosi, nelle sindromi da dolore cronico, nei disturbi del comportamento alimentare e nel morbo di Parkinson.
Benché l’utilizzo della musica a scopi terapeutici risalga a tempi antichissimi (anticamente infatti, ed anche tuttora in alcuni tipi di società, musica e medicina erano legate tra loro, basti pensare agli sciamani), la musicoterapia si è affermata come disciplina scientifica agli inizi del XVIII secolo.
I benefici della musica sono numerosi e una terapia musicale può influire positivamente su moltissimi aspetti, dalla memoria all’apprendimento, dalla pressione sanguigna ad alcuni ormoni (ad esempio quello dello stress), sulle endorfine e in presenza di problemi gastro-intestinali.

Uno strumento quindi che può favorire il benessere della persona nella sua complessità e che si avvale degli elementi fondamentali della musica, ovvero suono, ritmo, melodia e armonia.
Per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti, la musicoterapia, ricorrendo al gioco e andando soprattutto a stimolare le aree ritmiche del cervello, viene praticata con sedute di gruppo o in maniera individuale per recuperare e sviluppare competenze fisiche e psichiche.

Essa viene utilizzata soprattutto in presenza di autismo, disturbi specifici di apprendimento (dsa), iperattività, disturbi del linguaggio (ritenuti una delle cause più significative per quanto riguarda lo sviluppo di problemi cognitivi, sociali, emozionali e scolastici), disturbi dell’attenzione e disabilità motorie.

Si rivela inoltre utile in situazioni di disagio familiare o scolastico, nei casi in cui il bambino si senta inadeguato al contesto con cui si relaziona, nei casi di blocchi traumatici, per sciogliere ansie e tensioni, per ridurre sintomi depressivi, nel trattamento di bambini nati prematuri e, ovviamente, per sviluppare la creatività.

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