Il Disturbo Oppositivo Provocatorio: come riconoscerlo e come intervenire

Ci possono essere dei momenti nella vita di un genitore in cui ci si trova impreparati ad affrontare situazioni che ci sembrano irrisolvibili e che coinvolgono tutto il contesto di vita familiare.

Quando capiamo che un bambino presenta dei comportamenti ripetuti nel tempo che possono causare problemi sia personali che sociali, vorremmo potergli essere d’aiuto, ma spesso non sappiamo quale sia il modo migliore di muoversi e quali siano gli strumenti più adatti per affrontare in modo concreto ed efficace i suoi comportamenti e i vari disagi.

Vi sono infatti diversi tipi di disturbo che possono affliggere bambini e ragazzi che, se mal gestiti e non affrontati precocemente, possono portare a tutta una serie di difficoltà personali e di relazione per il bambino e di vita quotidiana che coinvolge tutti i membri della famiglia.

È questo il caso del Disturbo Oppositivo Provocatorio, che spesso crea non poche difficoltà sia alla famiglia che alla scuola.

Cos’è il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) e come riconoscerlo

Ribellione e rifiuto di rispettare le regole sono un fenomeno tipico dei bambini tra i 6 e gli 11 anni di età, che spesso può compromettere il rapporto con l’intera famiglia e creare non pochi problemi anche in ambito scolastico.

Per un genitore non è sempre facile capire se il modo di comportarsi del proprio figlio sia determinato dal suo personale temperamento oppure se deve intendersi come un vero e proprio disturbo. Spesso, infatti, è quando iniziano i problemi con gli insegnanti e talvolta anche con i coetanei, che si inizia a valutare la possibilità di approfondire la questione.

Un bambino che soffre di Disturbo Oppositivo Provocatorio mette in atto un comportamento negativistico, ostile e provocatorio.

Perché possa essere diagnosticato, questo tipo di disturbo, considerato tra i disturbi del comportamento cosiddetti “esternalizzanti”, deve essere presente da almeno sei mesi, durante i quali, secondo il DSM-5, si siano verificati quattro o più episodi di collera, litigi frequenti con gli adulti, sfida o rifiuto di rispettare richieste o regole degli adulti, provocazione volontaria per irritare le persone, un atteggiamento vittimistico con la tendenza di accusare gli altri per i propri errori o per il proprio comportamento, suscettibilità e irritazione, rabbia e rancore, dispetti e vendette.

Tutti sintomi che, per essere considerati correlati a un vero e proprio disturbo, devono causare menomazione nel funzionamento personale nel bambino e disagi e difficoltà in ambito familiare, scolastico o sociale.

È soltanto con una accurata diagnosi, infatti, che è possibile valutare se si tratti di un effettivo disturbo del comportamento.

Disturbo che, tra l’altro, va differenziato dalle difficoltà scolastiche e dall’impulsività tipica dei bambini e ragazzi con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (DDAI), che peraltro possono sviluppare atteggiamenti oppositivi secondari.

Sono state avanzate diverse ipotesi per spiegare le cause del Disturbo Oppositivo Provocatorio e attualmente si tende a considerarlo il risultato di vari fattori individuali (ad esempio un’elevata reattività emozionale, una scarsa tolleranza alla frustrazione) e contestuali.

I fattori di natura ambientale che sono stati individuati e che possono essere considerati fattori di rischio per il Disturbo Oppositivo Provocatorio riguardano abusi o trascuratezza, disciplina particolarmente severa o, al contrario, inconsistente, mancanza di supervisione, genitori che hanno una storia di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Disturbo Oppositivo Provocatorio o problemi di comportamento, instabilità familiare, cambiamenti stressanti nella vita del bambino.

Un disturbo che gli studi ci dicono sia riscontrabile in circa il 5-10% dei bambini in età compresa tra i 6 e gli 11-12 anni e con maggior frequenza nei maschi che nelle femmine. 

Come i genitori possono intervenire in caso di Disturbo Oppositivo Provocatorio

Spesso per i genitori è difficile affrontare un problema di questo genere, o perché credono impossibile modificare alcune situazioni e pratiche genitoriali che potrebbero aver favorito lo sviluppo del Disturbo Oppositivo Provocatorio nel loro bambino, o perché si sentono incapaci di fronteggiare il comportamento del proprio figlio.

In molti casi, potersi affidare a professionisti che lavorano ed hanno larga esperienza nella terapia nell’infanzia e nell’adolescenza è il modo migliore per un genitore di poter intervenire in un caso di Disturbo Oppositivo Provocatorio e di poter avere anche il sostegno necessario per affrontare una tale situazione problematica.

È infatti importante considerare che, secondo studi effettuati negli ultimi anni, i bambini con Disturbo Oppositivo Provocatorio sono maggiormente esposti al rischio, da adulti, di sviluppare alcuni problemi che riguardano il controllo degli impulsi, ansia e depressione.

È per questo motivo che, una volta che ad un bambino sia stato diagnosticato il Disturbo Oppositivo Provocatorio, è necessario intervenire precocemente con un trattamento efficace.

Benché fra i trattamenti che vengono indicati per disturbi di questo genere vi sia anche il trattamento farmacologico, i trattamenti che attualmente vengono maggiormente consigliati sono quelli che coinvolgono i bambini, i genitori e, quando possibile, gli insegnanti, i quali possono così anch’essi essere dotati di strategie utili per aiutare il bambino.

Un efficace modello di intervento nell’ambito della terapia nell’infanzia e nell’adolescenza

Un tipo di intervento che ha ottenuto molti riconoscimenti scientifici internazionali e che si propone con brevi cicli di sedute, è la Terapia Breve Strategica, un innovativo ed efficace modello di intervento sviluppato negli anni Ottanta ad Arezzo da Giorgio Nardone e Paul Watwlawick e che vede oggi ben 120 Centri affiliati in tutto il mondo.

Tra questi, il Centro di Terapia Strategica in cui il Dott. Tarroni psicologo e psicoterapeuta di Bologna propone da diversi anni interventi tesi a individuare soluzioni semplici e concrete che possano migliorare la qualità della vita della persona e la qualità del rapporto nell’ambito di una relazione di coppia, familiare o lavorativa.

Per quanto riguarda lo specifico ambito della terapia nell’infanzia e nell’adolescenza, molti possono essere i disturbi che affliggono bambini e adolescenti (ansia da prestazione, ansia da separazione, difficoltà nel linguaggio, difficoltà nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, problemi comportamentali, iperattività, fobie, disturbo di deficit di attenzione, disturbo oppositivo-provocatorio, disturbi di evitamento, problemi legati all’alimentazione, lutti ed enuresi notturna…) e che il Dott. Tarroni può trattare con cicli di una durata media di sole sette sedute, senza l’uso di farmaci, e che possono essere d’aiuto ai ragazzi e ai genitori per fronteggiare situazioni in cui non basta “fare del proprio meglio”, ma per le quali vanno ricercati gli strumenti più adatti per arrivare a soluzioni efficaci.

Un intervento, quindi, per il quale è necessario coinvolgere sia il bambino che la coppia genitoriale, per dar loro strumenti concreti e piani d’azione che li aiutino ad aumentare le abilità comunicative e relazionali, per affrontare il problema e passare da una realtà subita a una realtà gestita e costruita.

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