Il potere di consolazione, la funzione di nutrimento e la magia curatrice della voce

voce della mamma

La parola detta è corporea, fisica, sensoriale. Tale è la  voce ed il suono che muovono  un insieme di parti del corpo  (l’apparato fonatorio) producendo qualcosa che, chi riceve, accoglie.

la “parola pensata”,  la voce interiore, il pensiero,  prendono  anche loro forma attraverso la voce. Quindi tra il pensiero e le parole esiste un rapporto intimo tanto da influenzarsi a vicenda: più penso, più articolo tacitamente parole, maggiore è l’esperienza linguistica che vivo.

Nella crescita del bambino che si approccia alla lingua madre, un maggior numeri di oggetti questi conoscerà,  maggiori possibilità di incontrare e fare la conoscenza con neologismi avrà. Ed il suo pensiero si arricchisce, si perfeziona e si impreziosisce.

La voce è all’origine del mondo proprio come diverse cosmogonie insegnano e tra queste la Bibbia in cui “in principio fu il verbo”. Ed è all’origine del mondo, nel periodo dell’uomo antico che le donne in particolare intrattenevano i loro bambini davanti al fuoco narrando le gesta dei loro avi o dei loro padri, assenti per procacciare il cibo necessario alla sopravvivenza. È con la voce che si fa la storia dando un senso al presente, insegnando ad interpretarlo.

In una interessante raccolta di antiche fiabe francesi, la curatrice Marlies Horger, scrive che la maggior parte delle fiabe trascritte le sono state narrate da Madeleine Pinzelet, una novantenne che sapeva  parlare l’occitano, la lingua colta e originaria della Provenza. La lettura da parte di questo prezioso patrimonio culturale  è stata resa, quindi, possibile solo dall’incontro fa la narrazione custodita nella memoria di una cantastorie e l’attento ascolto  di una curiosa e avida raccoglitrice di tradizioni orali.

Ma non è solo questo aspetto antropologico che conta nell’uso della voce e nel suono delle fiabe. Esiste e merita apprezzamento l’aspetto educativo e cognitivo scientificamente riconosciuto della voce, della melodia e dell’armonia usate dalla mamma e dal papà per rincuorare il proprio bimbo. La voce ha un potere magico, segreto, nascosto: è un canto antico che ha potere in chi l’ascolta. La voce lenisce i disagi,  crea un legame che diventa più profondo e più vasto. È un flusso che scorre più intimamente delle stesse parole nel letto sottostante del suono quando un adulto parla ad un bimbo. E’ lo stesso flusso che scorrerà anche quando le parole non ci saranno, ma il pensiero ed il ricordo del legame originario sarà lì a bussare al cuore del bambino che cresce, all’adulto che diventerà.

La voce è strumento educativo, è contenitore di ansie e paure, è fiducia e in questo spessore si inseriscono tre elementi imprescindibili:  il passaggio della tradizione veicolato dalle fiabe,   la potenza della competenza linguistica che solo un racconto a voce alta permette ed il legame indissolubile con la voce della mamma, della terra, dell’origine di tutto.

Fiabe, rime, filastrocche

Recenti ricerche sullo sviluppo e sull’acquisizione di abilità di alfabetizzazione precoce nella prima infanzia hanno dimostrato definitivamente che le rime e le filastrocche giocano un ruolo estremamente importante nell’apprendimento e nell’edificazione delle competenze linguistiche. È chiaro, infatti, che ascolto  ed eloquio  sono a fondamento della scrittura e della lettura.

Le prime abilità di alfabetizzazione nei bambini riguardano pertanto l’ascolto ed è a tale proposito molto difficile imparare la fonetica e discriminare le immagini senza distinguere i suoni e le rime in modo udibile.

In passato era naturale per i genitori intonare rime e canti per i loro bambini: tenendoli sulle ginocchia, simulando il galoppo e accompagnando queste piccole danze con la voce. Ma, secondo aggiornate ricerche sullo sviluppo del linguaggio, molti bambini non beneficiano di questa ricchezza come in passato. Sono abitudine diventate desuete. Molti insegnanti della scuola primaria testimoniano il fatto che alcuni dei loro piccoli alunni non hanno mai ascoltato rime e filastrocche.

Cantare, intonare rime e storie sono attività orali che possono essere esercitate in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, della quotidianità educativa.

Cosa c’è di eccezionale nelle filastrocche?

Cantando e raccontando rime ai nostri piccoli ascoltatori permettiamo la trasmissione di abilità e competenze linguistiche, favoriamo l’alfabetizzazione linguistica (emergent literacy)  ed in particolare il nostro bambino:

  • affina la discriminazione uditiva
  • aumenta la  capacità di ascolto
  • approccia una vasta gamma di linguaggi
  • intensifica la capacità di concentrazione
  • sarà abile a sua volta nel raccontare e far poesia
  • acquisisce la  consapevolezza fonemica

La ricerca afferma che confrontando le capacità linguistiche dei bambini in età scolare, coloro che sono stati esposti ad alfabetizzazione linguistica precoce, non hanno affrontato difficoltà nell’approccio didattico nei primi anni di scuola.

Concentriamo, quindi, il nostro stile educativo sulle attività ritmiche il più possibile nei primi anni di vita e nei primi due anni di scuola. La nostra editoria per l’infanzia è maestra ed è una valida alleata in questo.

Mamme e papà devono saperlo sempre di più!

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