Mi chiamo Marga e l’illustrazione per l’infanzia mi piace per le sue linee tondeggianti e semplici

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kodamaEdioForesta

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lunaEIppogrifo

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Mi chiamo Marga e l’illustrazione per l’infanzia mi piace per le sue linee tondeggianti e semplici
tanabataDay

Ho 38 anni, vivo nel milanese e mentre tento di trovare un modo ogni mese per pagare l’affitto, sogno di scappare lontano, in mezzo a un bosco o in campagna,
vicino a un fiume o comunque dove non ci sia cemento, cemento e ancora cemento ( e immondizia abbandonata per strada).

Amo leggere, viaggiare, il folklore, le serie televisive e gli anime e tutto ciò che contribuisca a rendere la realtà degli uomini meno noiosa! Preferisco le altre specie alla mia, che trovo troppo arrogante, egoista e violenta,
e per questo non mangio nessuno, convinta che questo mondo così come è non va, e volendo essere la differenza che vorrei.
Amo passeggiare e il Giappone, con la sua arte fluttuante, e ogni volta che posso mi concedo lunghe passeggiate in campagna, sperando in un incontro con qualcuno
dei suoi abitanti selvatici.

Quando hai capito che l’illustrazione era la tua professione?

Che io ricordi, già prima di entrare alle elementari e sfogliando i miei libri illustrati, dicevo che avrei “disegnato anch’io i libri”!

Il tuo linguaggio visivo è molto particolare, quali sono le tecniche e gli strumenti che usi quando disegni?

Inizio preparando una bozza a matita, cercando i riferimenti visivi che mi servono, se mi servono ( Pinterest risolve ogni necessità!), poi, quando il bozzetto
mi soddisfa, passo al tracciato definitivo, che può essere un tratto pulito a china ( uso i pennarelli Micron della Sakura) o più morbido a pastello o matita.
Scansiono così il disegno e aggiungo il colore digitalmente, usando una texture di base per dare un atmosfera più artigianale e aggiungendo i colori su vari livelli,
giocando con trasparenze e proprietà particolari del livello.

Cosa pensi del tuo futuro da illustratrice?

Chissà! Sono testarda e mi sto impegnando da 18 anni, quindi intendo continuare su questa strada, nonostante le difficoltà siano tante, spesso più delle soddisfazioni.

Nel tuo lavoro hai avuto modo di stringere collaborazioni particolari?

Mmmh, no, non direi! Ho partecipato a progetti di diversi collettivi di artisti, lavoro su commissione per privati ed editori…ma tutto nella norma!

Perchè illustrazione per bambini?

In realtà non faccio solo questo, anzi…disegno tutto ciò che mi viene chiesto di disegnare. L’illustrazione per l’infanzia mi piace per le sue linee tondeggianti e semplici, le atmosfere sognanti e i personaggi “carini”!

Quali sono i tuoi punti di riferimento nel mondo dell’illustrazione? A chi ti ispiri?

Il mio grande maestro è Alphonse Mucha e in generale amo l’Art Nouveau, ma anche gli illustratori di fiabe di inizio ‘900, Arthur Rackham in testa!
Degli artisti moderni, vorrei disegnare come Claire Wendling, che è sublime!

Secondo te, in che modo un buon libro illustrato può aiutare un bambino o una famiglia?

Dando insegnamenti e cultura, in particolare insegnando che è importante “essere” e non “avere”, che per essere persone “belle” è necessario comportarsi con rispetto, che la
gentilezza e la gratitudine sono alla base di una società migliore…purtroppo, il pensiero comune, in qualsiasi fascia d’età, è sempre più il “tutto dovuto”:
le generazioni figlie del benessere sono terribilmente allo sbando, ed è assurdo, perchË siamo in una realtà in cui non solo possiamo permetterci la cultura, ma
abbiamo libero accesso ad essa. Rimanere ignoranti è una scelta in questo periodo storico, perchè è più facile pensare solo a cose futili e materiali, che lavorare
sul miglioramento di se stessi. Quindi, sin da piccoli, è necessario instillare il piacere dei valori positivi e della propria crescita/miglioramento personale…se poi ci
sono anche delle belle illustrazioni in cui perdersi e sviluppare la meraviglia per la “bellezza”, ancora meglio!

Descrivici il tuo stile.

Mmmmmh…un misto di cultura giapponese, belga, francese, condito da tonalità delicate e palette “tono su tono”

La giusta ricetta per una illustrazione efficace.

Sarebbe bello saperlo…ci sono regole standard riguardanti gli ingombri dei soggetti ( la scena principale al centro, non avvicinarsi troppo ai bordi della tavola o del centro pagina),
ma penso che il tutto stia nell’amalgamare gli elementi con gusto…poi l’arte è talmente soggettiva che dipende pi˘ dall’occhio di chi guarda, che da quello di chi fa.

In questi anni, chi ti ha supportato e creduto nel lavoro che fai?

La mia famiglia, che mi ha sempre fatto seguire il percorso di studi che ho voluto. Gli editori con cui ho collaborato, che oltre a darmi l’opportunità di lavorare e di crescere artisticamente,
mi hanno dato consigli e incoraggiamento. E da quattro anni a questa parte, le persone che mi scoprono alle fiere dei fumetti o sui social, e che supportano sia con complimenti,
sia fisicamente con gli acquisti, il mio lavoro.

Se fossi libera da ogni vincolo… Cosa ti piacerebbe illustrare?

Oooh, quello che già faccio per le mie autoproduzioni: illustrazioni e racconti a fumetti dai toni adulti, horror o gotici, con rimandi al folklore più tradizionale. Possibilmente con qualche
insegnamento etico/morale!

Il consiglio più utile che hai ricevuto.

“Prova all’estero”…ma devo ancora metterlo in pratica!

Che consiglio daresti a chi vuole iniziare quest’avventura?

Di esserne proprio sicuro…il mercato è saturo, in Italia il lavoro artistico non è praticamente considerato “lavoro”, le persone che ne capiscono il valore e quindi pagano il giusto sono poche.
Quelli che riescono a vivere d’arte sono davvero pochi, tutti gli altri ( me compresa) devono fare tanti altri lavori che non c’entrano nulla per tirare fuori di che “sopravvivere”.
Quindi, è una strada tutta in salita, da fare se si è consapevoli di non poter proprio fare altro e non per capriccio o “mah, proviamo” ( sempre come me, che trovo insopportabile ogni altro lavoro,
anche quelli che sono costretta a fare).
O in alternativa, di scappare all’estero, dove gli artisti sono considerati per quello che sono, persone che fanno un lavoro atipico, ma unico nel proprio genere, e quindi di valore.
E, altra cosa importantissima, di essere umile, perchè c’è sempre spazio per imparare, crescere e migliorare!

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