Ho lasciato la mia anima al vento

“ non potrai più stringermi

non potrai trattenermi

 ma se chiuderai gli occhi

mi vedrai, mi sentirai“

 

Eccomi tornata dopo una lunga pausa… Pausa in cui mi sono trovata ad affrontare con mia figlia treenne un tema tanto delicato quanto difficile e spaventoso: la morte.

La morte spiegata ai bambini è quanto di più sconcertante ci sia… Bambini che, curiosi e vivaci, si approcciano alla scoperta della vita e del mondo, parallelamente si trovano di colpo a dover affrontare una questione ancestrale come quella della morte, della fine di tutte le cose, della fine della vita. Il concetto è complicato: tanto astratto quanto concreto allo stesso tempo.

Nella maggior parte dei casi, di fatto, cosa sia implicato nella morte é inspiegabile, incomprensibile e misterioso anche per gli adulti. Cosa c’è oltre la morte? Dove si va quando si muore? Sono domande che hanno una risposta vaga, incerta e non dimostrabile concretamente a prescindere dalle spiegazioni scientifiche e/o religiose a cui si decide di ricorrere. I bambini ci richiedono risposte chiare, semplici e comprensibili che vadano al di là di metafore. La risposta “il nonno non c’è più perché è volato in cielo“ crea nei più piccoli la fantasia che si possa volare, che si possa andare e tornare come gli uccelli. E questo è solo un esempio al quale spesso si ricorre nella speranza di convincere il piccolo a credere che la morte non sia una cosa così negativa e dolorosa, ma che possa esserci una modalità più poetica e dolce per accettarla. Si tende ad accostare al concetto di morte quello di presenza, mentre ciò a cui si va incontro è proprio l’esperienza dell’assenza, che solo in un secondo momento può essere percepita diversamente. I bambini continueranno a fare domande se non saranno convinti delle nostre risposte! Per aiutarci potremmo pensare di appellarci al concetto di fine, assimilabile al peluches perso e mai più ritrovato, al bicchiere rotto e definitivamente buttato. Esperienze che inevitabilmente hanno portato il piccolo a vivere il dolore di una separazione più definitiva, seppur probabilmente più accettabile, quantomeno per l’adulto che si trova a consolare il figlio.

Come al solito i libri sono buoni consiglieri e vengono in aiuto usando le parole giuste e toni giusti, permettendo agli adulti di affrontare tutti gli argomenti usando un terzo che fa da messaggero.

Personalmente Ho lasciato la tua anima il vento mi ha toccato molto ed è stato in grado di dare parole ad emozioni difficili e di contestualizzare ed esplicitare la dicotomia assenza-presenza in modo sensibile, poetico e contemporaneamente molto diretto. Parla di un nonno che saluta il nipotino ricordandogli i momenti insieme, lasciando lui una sorta di eredità affettiva ed esperienziale, sottolineando la sua attuale assenza corporea per evidenziare la sua presenza spirituale nel mondo intorno al nipotino. Il piccolo non potrà più vedere ed abbracciare il nonno ma lo potrà sentire tutti intorno, con la capacità innata ed istintiva che solo i bambini hanno di percepire il mondo attraverso tutti i sensi.

Ci si interroga su cosa e come dire arrabattando simbologie poco credibili e spiegazioni artificiose e macchinose ma i bambini ci chiedono la verità e solo quando l’avranno compresa riusciranno ad accettare le nostre parole. È importante essere pronti alle loro domande, hai dubbi e alle perplessità riconoscendo e ammettendo che non sempre i genitori sanno tutto.

Non chiediamoci di essere forti ne chiediamolo ai nostri figli di esserlo, perché è importante validare la nostra e la loro tristezza, lo sconforto e la rabbia. È significativo per loro vedere che anche i grandi piangono, si abbattono e pian piano si rialzano e reagiscono. Questo è ciò che di più prezioso possono imparare da noi, aldilà di mille parole e di mille spiegazioni.

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