Fergal è arrabbiato! di Robert Starling

fergal è arrabbiato

Scegliere un libro sulla rabbia che sia rappresentativo di questa emozione non è semplice.

Prima cosa ci sono tantissimi libri che parlano di rabbia, seconda, pare che alcuni di questi si siano fatti strada e siano maggiormente quotati rispetto ad altri e quindi super conosciuti e trattati, si pensi all’intramontabile Nel paese dei mostri selvaggi o al più recente e usatissimo Che rabbia.

Ho cercato allora di sceglierne uno meno popolare, che mi aiutasse a parlare di rabbia coerentemente con quanto concerne il mio orientamento e il mio pensiero. Fergal è un piccolo draghetto con una soglia della rabbia molto bassa, tanto da arrabbiarsi molto facilmente in qualsiasi situazione. Molti di noi si riconosceranno nel protagonista della storia o riconosceranno i propri figli, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, pronti a scoppiare da un momento all’altro. Fergal è arrabbiato e possiamo affermare, senza alcun dubbio, che sfoghi la propria rabbia in un modo non socialmente accettabile dando fuoco a tutto ciò che è oggetto della sua emozione. Questo suo comportamento lo porta ad allontanare anche chi gli sta vicino, timoroso e stanco di un amico intollerante alle frustrazioni, ai no, ai cambi di programma, agli imprevisti,…

Pare evidente come Fergal fatichi a contenere la rabbia ed a gestirla. È doveroso distinguere questi due termini, che spesso vengono confusi o usati come sinonimi. Contenere la rabbia vuol dire non esprimerla, cioè “mandarla giù” senza fare o dire nulla. Gestirla invece richiede riconoscere l’emozione e modularla, in modo da riuscire ad esprimerla con parole e comportamenti che non feriscano l’altro, ma che al contempo permettano di difendersi e farsi valere.

Questo implica che quando diciamo ad un bambino di calmarsi nel momento in cui è arrabbiato gli stiamo chiedendo di contenere la rabbia e contemporaneamente non lo stiamo invitando a sentirla e a sfogarla, come invece dovrebbe fare. A lungo andare il contenitore di questa emozione si riempirà e sarà più facile esplodere, questo magari avverrà con la persona sbagliata nel momento sbagliato. Oppure la rabbia repressa si esprimerà attraverso malesseri corporei, come una gastrite, una colite,…

La funzione principale di questa emozione è proprio quella di difenderci nel momento in cui ci sentiamo attaccati o svalutati dagli altri, serve a far capire che noi valiamo così tanto quanto l’altro. Farsi rispettare però non implica per forza di cose ricorrere a maniere forti e aggressive, anzi la modalità autorevole è di gran lunga più efficace di quella autoritaria. Ciò vale a dire che non serve urlare per dimostrare quanto valiamo, ma è necessario esprimere la nostra opinione e la nostra posizione in modo deciso e sicuro.

L’altra funzione, non meno importante, riguarda quell’energia che la rabbia muove e smuove. Pensate che il termine aggressività vuol dire letteralmente ‘andare verso’, che ha un’accezione al quanto positiva. Se pensiamo ad un neonato, senza l’aggressività non avrebbe la spinta a muoversi, a spostarsi, a conoscere il mondo,… se ne starebbe lì fermo e immobile dove è stato lasciato. Anche da adulti le cose non cambiano e questa emozione ci permette di migliorare, di andare oltre, di superare le difficoltà e raggiungere obiettivi di crescita importanti per noi.

Così anche il nostro amico Fergal impara che ci sono vari modi per esprimere la rabbia e che ognuno ha il suo, trasformandola poi in una risorsa… Beh, non ci rimane che scoprire la modalità più adeguata per noi e aiutare i nostri figli a fare altrettanto!

Dott.ssa Ghizzardi Chiara

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